Premessa: i timer da camera oscura esistono, funzionano, costano poco. Questo articolo non ha quindi alcuna giustificazione economica. Andiamo avanti.
Volevo un timer coi numeri rossi giusti — quel rosso da luce di servizio che non vela la carta — e i pulsanti abbastanza grossi da trovarli al buio con le dita bagnate di fissaggio. Sul mercato: o brutti o retroilluminati di bianco. Ho aperto il cassetto dei componenti.
La parte facile
Un microcontrollore qualunque, un display a sette segmenti rosso recuperato da una radiosveglia defunta, tre pulsanti industriali comprati a peso. Il firmware è il classico contatore alla rovescia con preset: l'ho scritto in una sera, funzionava in due.
La parte vera
Poi tre weekend a sistemare quello che un prodotto vero ha già risolto: il rimbalzo dei pulsanti col fissaggio sulle dita, il buzzer troppo timido sotto la ventola, la scatola stampata male due volte perché il display non era in squadra. La terza scatola è dritta. Quasi.
Adesso sta sotto l'ingranditore e fa il suo lavoro: conta, suona, non vela. Ogni tanto, mentre la carta è nella bacinella, lo guardo con un affetto che nessun oggetto da trenta euro si è mai guadagnato.